Cibo come prezioso rituale, nel libro La Cucina di Napoli.

Un lavoro a quattro mani che approfondisce e analizza la società partenopea attraverso la gastronomia. “La Cucina di Napoli“, a cura delle autrici Lydia Capasso e Maria Teresa Di Marco, è l’opera letteraria presentata lo scorso giovedì 28 febbraio, nella Sala Rari del Palazzo Reale a Napoli. Una cornice imponente, ma anche colta e raffinata, ideale location per la presentazione di un libro che sonda Napoli nella sua dimensione più autentica.

“A Napoli il cibo è un’esperienza ricca di profumi, come quello del ragù che si diffonde per i vicoli” si ascolta dall’intervento di Lydia Capasso. “Il cibo è nelle parole delle persone, è argomento prima di essere pietanza da gustare” ha proseguito la scrittrice.

Progetto ricco di testimonianze storiche.

“Il libro racconta, attraverso le esperienze dei personaggi di famiglia, la questione antropologica dei napoletani” spiega Lydia Capasso. “Sono passati da essere chiamati mangiafoglie a mangia maccheroni”. 

In La Cucina di Napoli si trovano tracce di storia enogastronomica, con la descrizione di piatti che evocano la tradizione culinaria partenopea: divisa fra repertorio di cucina popolare e raffinatezza della cultura gastronomica di derivazione borbonica.

“Sono presenti annotazioni storiche di cucina – conferma la Capasso – si possono riscoprire fonti sullo Scarpariello, un piatto ormai quasi sconosciuto”.”È un raro prodotto di equilibrio – ha proseguito l’autrice del libro – tra foto belle ma non invadenti, parte storica e annotazioni personali”.

Il libro si inserisce in un progetto di raccolta di racconti, una collana di libri che ripercorre le cucine regionali d’Italia. “In questo libro abbiamo fatto tappa in Campania, concentrandoci su Napoli  e lavorando sui suoi aspetti legati all’enogastronomia”, ha affermato Maria Teresa Di Marco.

Quest’opera letteraria, che riunisce fonti di testimonianze e scatti della Napoli più autentica, si propone di studiare e raccontare i rituali della società partenopea nei suoi aspetti legati al cibo. Rito è la parola chiave per interpretare diversi passaggi presenti nel libro che testimoniano come “A Napoli si cucina di più che a Milano. Il cibo si consuma in famiglia e per questo è considerato un rituale” ha spiegato Lydia Capasso. “Il libro invita a riflettere sulla scansione dell’anno in funzione dei piatti tipici. Sono esempio la lasagna e il migliaccio nel periodo di Carnevale” ha proseguito l’autrice.

“L’opera si divide in due sezioni – spiega Maria Teresa Di Marco – la prima è dedicata alla tradizione della gastronomia partenopea, la seconda si focalizza sulle rivisitazioni”. Tra presente e passato della cucina, questo reportage su Napoli instaura con il lettore spunti interessanti per avvicinarsi alla cucina in modo competente e mai banale. La Cucina di Napoli è uno sguardo attento e dedicato sulla cultura partenopea, dove il cibo gioca un ruolo importante.

 

 

 

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